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Il ritardo del linguaggio

Quando uno sviluppo “lento” del linguaggio nei bambini deve preoccuparci?
Molti genitori vivono nel dubbio di essere troppo apprensivi o poco attenti alle evoluzioni dei loro piccoli. Se a queste incertezze naturali aggiungiamo i pareri di amici e parenti di ogni grado, la confusione è totale. Cosa può aiutarci a capire se è il caso o meno di chiedere aiuto a professionisti esperti e competenti? Gli elementi fondamentali da prendere in considerazione sono:

  • un lessico composto da meno di 50 vocaboli e assenza di linguaggio combinatorio (due o più parole) entro i 24 mesi di età;
  • il persistere a 36 mesi di difficoltà combinatoria e l’emerge di una difficoltà della comprensione.

Se temi una difficoltà nello sviluppo del linguaggio del tuo bambino, rivolgiti al logopedista!

Partire bene con gli apprendimenti

Quando i bambini sono pronti ad “apprendere”?

A partire dai 5 anni si osserva l’acquisizione delle competenze necessarie per il successivo apprendimento di lettura, scrittura e calcolo, cioè i prerequisiti per gli apprendimenti.

Per citarne alcuni: competenze meta-fonologiche, analisi e globalità visiva, seriazione da sinistra verso destra, memoria fonologica, discriminazione uditiva, coordinazione oculo-manuale e altri. Cosa succede se il bambino avvia il suo percorso scolastico con una lacuna su alcuni di questi aspetti?

Uno sviluppo inadeguato potrebbe determinare delle difficoltà scolastiche di varia entità: nelle situazioni più importanti il bambino si scoraggia convincendosi di non essere in grado come i suoi compagni.
Individuare eventuali carenze e avviare un percorso di potenziamento prima dell’ingresso a scuola permette la prevenzione di evoluzioni peggiorative.

Dopo il ciuccio e il biberon

L’uso improprio di biberon e ciucci (dimensioni improprie della tettarella, tempi prolungati di utilizzo), può avere conseguenze nello sviluppo delle funzioni orali del bambino (masticazione, deglutizione, respirazione, produzione fonologica). Il loro utilizzo impone un atteggiamento di suzione (spinta anteriore della lingua verso gli incisivi) impedendo il passaggio a una deglutizione di tipo adulto (movimento verticale e posteriore del dorso linguale con caduta del bolo in faringe). La lingua mantiene una posizione adagiata e ipotonica, impedendo l’ampliamento del palato e, di conseguenza, favorendo una respirazione orale invece che nasale. A questo punto può instaurarsi un circolo vizioso (ad es. di infiammazione delle adenoidi) che favorisce la respirazione orale stessa.

Il ristagno orale e la scialorrea

“Non prendo mai il caffè con i miei colleghi perché ho paura che mi cadano delle gocce dalla bocca sporcandomi la divisa.” D.M. uomo, 45 anni.

“Tra pochi mesi mi sposerò e vivo nell’incubo che qualcosa del pranzo mi cada di bocca mentre mangio davanti a tutti.” P.B. donna, 38 anni.

“Mi sento a disagio duranti gli incontri ufficiali e le interviste, sento la saliva che si accumula negli angoli della bocca, sbavo mentre parlo e questa cosa è inaccettabile per me!” L.C. uomo, 79 anni.

Questi racconti definiscono in pieno il disagio vissuto da chi ha un disturbo della gestione orale del bolo, ristagno e scialorrea; tali difficoltà non fanno distinzioni per età del soggetto ma spesso non vengono ritenute clinicamente importanti; la persona vive una vera difficoltà socio-relazionale e spesso non sa a chi chiedere aiuto.

La fatica vocale

La voce è uno strumento spesso trascurato.

La sua buona qualità dipende da molti fattori: un disequilibrio posturale, abitudini di igiene vocale e di respirazione errate e particolari ambienti di lavoro rumorosi.

Queste ed altre cause possono determinare l’insorgenza di fatica vocale e disfonia, con complicanze secondarie molto rilevanti (ad es. i noduli cordali).

Attualissima è la correlazione tra fatica vocale e l’uso continuativo della mascherina: questa, infatti, limita il canale non verbale legato alla mimica del volto e in conversazioni lunghe e sostenute può diventare un impedimento fisico alla normale coordinazione respiratoria e fonatoria.

É importante, quindi, non trascurare i primi segnali (abbassamenti di voce, dolore e fastidi in conversazione) per evitare l’insorgere della disfonia.

La riabilitazione neurologica e cognitiva

La Società Italiana Ipertensione Arteriosa riporta che in Italia il 25% degli ictus colpisce la popolazione al di sotto dei 65 anni di età, quindi in piena età lavorativa.

Dopo un anno dall’evento, riporta sempre la SIIA, un terzo dei soggetti presenta “un grado di disabilità elevato, tanto da poterli definire totalmente dipendenti.”

L’analisi di questi dati fa riflettere sull’impatto che tali eventi hanno sulla persona e la sua famiglia. Che si tratti di imprenditori, liberi professionisti o dipendenti, l’impatto sociale, oltre che psico-fisico, è importante.

“Sono molto fortunato dopo quello che mi è successo, sono tornato a camminare, a parlare, posso leggere e scrivere.. ma non basta! Devo poter correre, devo poter mirare, non posso avere esitazioni nel parlare, devo tornare quello che ero, devo essere perfetto!” G.F. 43 anni, carabiniere in attesa di essere rivalutato dalla commissione per il reintegro.

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